Mostra Scambio 2023
15-16 Aprile 2023

F1, GP Abu Dhabi 2022: Gli appunti di viaggio del nostro inviato

Il banco del check in di Emirates a Malpensa era il 17 e questo avrebbe dovuto insospettire sull’andamento della giornata. Dopo aver varcato il cancello elettronico per far controllare i bagagli e aver inforcato la porta 17 il leggero sospetto cominciava ad aumentare e il prurito nella zona degli anti sfiga diventava sempre più intenso. Poi, con la carta di imbarco in mano e la sequenza numero 17, a quel punto il sospetto che poteva essere una giornata pesante diventava sempre più forte. “Buon giorno e benvenuti a bordo, il nostro tempo di volo oggi sarà velocissimo, appena 5 ore e 15 minuti perché abbiamo i venti a favore e una rotta che ci farà arrivare a Dubai prima del previsto”. Bene, il grosso A380 si muove dalla piattaforma, il personale di bordo prepara tutto per il briefing di sicurezza quando si sente uno “sbrang” e tutto si ferma. Con le telecamere a bordo, che normalmente fanno vedere le fasi di atterraggio e decollo, vediamo il grosso mezzo arancione fermo vicino al carrello, uomini che corrono da una parte e dall’altra. Gente che guarda sotto e una grossa macchia nera comincia ad allargarsi. “Scusate, è sempre il comandante che parla. Abbiamo un problema con un mezzo di servizio, ma fra 5 minuti partiremo per Dubai”. I 5 minuti diventano 10, poi 15 e altro annuncio: “Fra 5 minuti potremo partire per il nostro viaggio, grazie per la pazienza”. Intanto sotto con la telecamera vediamo un altro mezzo arrivare, un muletto, poi due e la macchia nera che si allarga sempre più. Alla fine due muletti sollevano il trattore che sposta gli aerei, altri buttano in terra fogli enormi per assorbire l’olio perso dallo scoppio della tubazione e il nuovo trattore cerca di agganciare il braccio metallico rimasto incastrato fra il carrello anteriore. Quando vediamo che ha il numero 17, avremmo voluto scendere dall’aereo, salutare la compagnia e dedicarsi al giardinaggio. Dopo un’ora e, indovinate, 17 minuti, si parte col carrello di traino che fa percorrere un lungo tratto della pista di rullaggio per pulire le gomme dall’olio. Perché fare un atterraggio a 300 all’ora, con un bestione del genere, e scoprire che con le gomme sporche d’olio si va per prati, non è al momento una ipotesi interessante. In ogni caso, risolto il prurito agli antisfiga, si parte e si viaggia sereni e tranquilli.

Il famoso volo che sarebbe arrivato in anticipo alla fine atterra con oltre un’ora e mezzo di ritardo e da qui in poi comincia la solita trafila: auto a nolo, scheda telefonica (6 giga a 20 euro…) e via nel dedalo di autostrade attorno al centro di Dubai, con lavori in corso che fanno percorrere tratti inediti. Dopo 140 km si arriva nel cuore della notte ad Abu Dhabi. Trovare posto per il parcheggio è una impresa visto che attorno ci sono altri tre hotel, due discoteche e qualche ristorante, ma alla fine un buco salta fuori, si molla la macchina e si va a pagare il parcheggio. E qui scatta il panico, perché secondo le norme locali, i marciapiedi sono colorati: bianco e azzurro, sosta standard, nero e azzurro sosta vip, nero e arancio divieto etc etc. Fin qui tutto regolare, nel senso che ci eravamo organizzati. Avevamo fatto il pieno di monetine perché le macchinette del parcheggio prendevano solo monete, niente carte di credito o banconote. Stavolta, dopo aver svaligiato i vari locali alla ricerca del contante, si scopre che accettano le carte di credito. Il problema viene dopo: compare una scritta in inglese (abbiamo escluso l’arabo, chissà perché) che chiede se parcheggio standard o meno. Diciamo di sì. Poi appare una scheda con il tipo di vettura. Privata, commerciale, industriale, e via di questo passo. Optiamo per la commerciale visto che è a noleggio. Poi la targa, scegliendo fra tutte le opzioni del golfo, con i 7 emirati, Qatar, Arabia, Oman e compagnia bella. Digitiamo Abu Dhabi. Compare il codice: 17 numeri da scegliere. E come lo scopriamo? Andiamo per tentativi. Ne clicchiamo no, poi la targa, poi paghiamo per 24 ore e infine, per 15 Diram (circa 4 euro) abbiamo il tagliando e lo mettiamo sul cruscotto. Attraversiamo di corsa lo stradone, dimenticandoci che a 25 gradi e umidità alle stelle, farlo con maglione e giaccone non è il massimo. Si entra in camera alle 3,30 di notte, si prova a dormire e il giorno dopo si va in circuito.

L’ambiente è da ultimo giorno di scuola, gente che scherza, Ricciardo che fa il simpaticone e lancia una palla da tennis a Leclerc che sta facendo le interviste, Briatore che avanza lento salutando tutti dando la sua benedizione e parla del futuro della F.1 “Serve renderla appetibile, avere buone idee. Anche se spesso le buone idee non portano soldi ma bisogna provarci”. Alonso riceve in omaggio il casco di Toni Vilander al quale regala il suo in un siparietto divertente. Alesi è infuriato perché gli hanno tolto la parola in diretta TV e Binotto gira nervoso nel paddock senza guardare nessuno in faccia, molti volti noti della F.1 sono tutti qui, il gran finale raccoglie sempre tutti, così come il giovedì sera la cena fra i 20 piloti ha fatto notizia, specialmente con Hamilton che avrebbe pagato il conto per tutti. E pensare che in Corea, quando correva in F.3, fece lo stesso: invitò tutti a cena e al momento del conto, scappò via dalla finestra, imitato dagli altri piloti…In sala stampa qualcuno è riuscito a migliorare le condizioni meteo, nel senso che avevano la temperatura a 17 gradi, contro i 33 esterni, il colpo di freddo era garantito. In compenso hanno distribuito i voucher per mangiare. E si scopre che il menù è lo stesso degli anni precedenti: fish and chips, pollo e patatine, riso e pollo al curry, insalata cesar. Il caffè è a parte, così come le patatine e le noccioline. In compenso c’è un banchetto dove, gratis, distribuiscono le patatine e il caffè… Acqua a parte da pagare, ma Coca Cola e bibite gratis. Qualcosa sfugge nei meandri della logica, come sfugge la presenza sugli yacht di bellezze in costume discinto e orchestrine arruolate allo scopo, intanto una grossa Rolls Royce entra strombazzando nel paddock. A naso si direbbe di qualche pezzo grosso. Da queste parti meglio non farsi domande, spostarsi e non intralciare. Hai visto mai…

 

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